2015

calendimaggio-2015

 

SCUOLA MEDIA INFERIORE

1a CLASSIFICATA

PROFONDO

Il nero che mi avvolge
in questo mondo vivo, estraneo;
preoccupazione, ansia, paura,
mi isolano in un mondo sconosciuto
e scuro, dove l’unico punto
di riferimento
è la mia lacrima ghiacciata
che brilla alle prime luci del mattino.
E io posso solo scrutare
nello sconfinato mare dell’anima
chinata sulle sponde
mentre il mio essere viaggia
nelle profondità
e il mio cuore si sbiadisce
nella sua gabbia.
La vita può scorrermi accanto mesi,
anni, ma io aspetterò
di vedere affiorare
la salvezza della luce
nel buio che mi circonda mentre
la mia voce giace inascoltata

e la vita scorre ignara.

 

 SAVOIA BEATRICE
Scuola Media Paolo VI, Rho
Classe 2a

Commento:
«La poesia permette di esprimere efficacemente la propria interiorità, servendosi di un linguaggio di simboli e di immagini evocative, che arricchiscono le parole di significati. In questi versi, sono i colori a ricoprire un ruolo fondamentale per trasmettere il messaggio al lettore. Il buio e la luce si fronteggiano come testimoni di emozioni contrapposte, vissute però con la stessa tragica ed assoluta intensità, tipica dell’essere giovani. I toni del nero avvolgono la realtà, tingendola di timori e preoccupazioni, che solo la gelida lacrima riesce a sfogare e alleviare. Ma la chiarità dell’alba annuncia che il pianto è purificatore e che nessuna oscurità può essere definitiva; anticipa una salvezza luminosa che viene necessariamente a rendere giustizia delle fatiche e ad aprire nuovi orizzonti di felicità. Luci e ombre, d’altra parte, sono due aspetti che fanno inscindibilmente parte della bellezza della vita e dell’esperienza umana, con i quali si deve confrontare chi comincia il sorprendente viaggio della scoperta di sé. (Alice Serrao)».

2a CLASSIFICATA

NUOVO MONDO

Entro
avverto l’emozione crescere e il
corpo vibrare
non vedo nulla e ne sono sorpreso
sono fuori dal mondo
nel buio
non mi trovo in un buio oscuro
pericoloso
sono in un buio totale e rilassante
è un buio rinnovato
nuovo
non sono tenebre è un buio lucente
non è una gabbia
dove ci si racchiude con i propri
pensieri
è la libertà della fantasia
dove tutto ti puoi immaginare
cammino e tocco tutto il possibile
tocco tutto e immagino tutto
sento lo stupore che sale
arriva all’orlo
si apre una porta
finisce tutto
torno nel mondo
la Luce

ZURLO PAOLO
Scuola Media Paolo VI – Rho
Classe 2a

Commento:
«Questa poesia nasce al termine di una o più lezioni sul buio e su come affrontarlo per vincerne la paura. Nella sua inevitabile confusione il poeta affronta l’argomento, proponendocelo in modo positivo, dicendoci: “…non è una gabbia/ dove ci si racchiude con i propri pensieri…” anzi: “…è la libertà della fantasia…” ma poi tornano i sensi o per meglio dire il tatto che lo riporta alle cose concrete, a ritrovare la vita nella luce finale, come una liberazione. La bellezza di questa riflessione sta appunto nel suo finale: “…finisce tutto/ torno nel mondo…” dove si sente un grosso respiro che saluta la Luce, scritta con la elle maiuscola per sottolinearne la valenza. Aggiungo solo che la parola buio è il contrario della parola chiaro e che chiudere gli occhi non sempre dà più forza alla fantasia, ma, se ci si trovasse in un locale buio, allora sì che bisogna sentirsi preparati ad affrontare questa situazione per vincerne le paure. E questo è il messaggio che ribalta le ataviche concezioni negative del buio e il suo utilizzo come castigo come spesso, forse, ancora succede (Adriano Molteni)».

3a CLASSIFICATA

LA VERA MAESTOISTA’ DEL BUIO

In quel buio,
in quella oscurità,
sentii quell’amara freschezza
accarezzarmi il viso dolcemente,
e senza volerlo,
la paura e il timore svanirono.
Il profumo di viole, di fiori
riuscì ad aprirmi un varco
pieno di armonia.
Il canto degli usignoli.
Mi fece sorridere
e dimenticare
il significato della paura.
Quella sensazione
aveva un nome:
si chiamava calma

BRUZZONE GIULIA
Scuola Media Paolo VI – Rho
Classe 2a

Commento:
«Nelle paure e nei timori, “In quel buio, in quell’oscurità”, che il vivere quotidiano riserva agli esseri umani, l’autore scopre “quell’amara freschezza” e un “sorriso” che aiutano a sopportare “il buio” della vita con le sue fatali contraddizioni. Al poeta, comunque, basta poco, basta un profumo di viole per aprire un nuovo orizzonte di serenità e scoprire i segreti della natura … Avviene che un cristallo, un fiore, un canto di un uccellino emergano dal mondo della cose e percepiti come oggetti di straordinaria bellezza: istanti fuggevoli contrassegnati, altresì, da un’intensità poetica e prossimi all’armonia dell’anima. (Hugo Salvatore Esposito)».

4a CLASSIFICATA

E SE

Se una lacrima diventasse sorriso?
Vedrei il sole illuminare il tuo viso.
Se una foglia diventasse foresta?
Ogni creatura vivente farebbe festa.
Se una parola diventasse poesia?
In ogni libro ci sarebbe più armonia.
Se una brezza diventasse uragano?
Dovremmo solo tenerci tutti per mano.
Se un granello di sabbia diventasse deserto?
Per attraversarlo ci vorrebbe un cammello esperto.
Se un mattone diventasse dimora?
Anche per il povero nascerebbe una nuova aurora.
Se il buio diventasse luce abbagliante?
Ogni cosa sarebbe più brillante.
Se la morte diventasse vita?
Vivremmo tutti in maniera più ardita.
Se la gioia diventasse dolore?
La serenità sparirebbe senza rumore.
Ma, mi chiese il bimbo incuriosito e audace,
E se la guerra diventasse pace?
Ci sarebbe più amore, piccolo mio,
E all’odio potremmo finalmente dire addio…
BERNARDINI CHRISTIAN
Istituto Comprensivo T. Grossi – Mazzo
Classe 3a

Commento:
«La parte per il tutto, gli opposti che si scambiano, dove anche un uragano non spaventa, ma diventa motivo di unione. Una lista di possibilità, di desideri, talvolta: da lacrima a sorriso, da parola a poesia, da buio a luce. Gli opposti si rincorrono tra i versi, ma il culmine del componimento non viene raggiunto parlando di morte e vita, ma di guerra che diventa pace (Sofia Verco)».

SCUOLA SUPERIORE 1a e 2a

1a CLASSIFICATA

LA MORSA

Serra i rivoli di vento interrotto
mentre il viale di un volere trascina la paura
come per un mezzo divenire,
sfondo di un lamento annodato.
S’avverte il crescendo dell’istinto muto,
poiché la felicità si cela di uno scuro fievole.
Si mostra il varco della luce viva e ferita,
ma si sperde l’io di un bel momento.
Mossa da un frangente mancato,
la morsa s’incaglia tra le ombre del buio
sugli squarci di un suono predatore,
gridando a un segno trafitto e abbandonato.

RUGGERI REBECCA
Liceo Clemente Rebora
Classe 2a

Commento:
«In un mondo soggiogato dal minimalismo e dalla falsa semplicità di fruizioni immediate, questa poesia brillante e complessa restituisce piena dignità alle multiformi ramificazioni della vita. I versi ben scritti, pervasi da echi kierkegaardiani, tracciano un quadro esatto del legame fra finitudine, scelta e rimorso. “La felicità si cela di uno scuro fievole”: prigioniera della contingenza, si concede nella brevità di un istante mostrando “la luce viva e ferita”, per poi disperdere “l’io di un bel momento”, ritraendosi nel suo manto di sfuggevolezza. La felicità va saputa cogliere, perché a fronte di un “frangente mancato”, fra un “lamento annodato” ed un “istinto muto”, è una morsa a segnare la distanza dall’agognata pienezza esistenziale. Il componimento denota padronanza linguistica, fantasia, e, soprattutto, un livello più che confortante di profondità di riflessione. (Mattia Pedota)».

2a CLASSIFICATA

PREGHIERA DELLA NATURA

Ringrazio per la bellezza
di queste cime bianche sospiranti,
del cielo e del vento
che quasi danzante
culla le foglie
nella notte dormiente;
E per questi fiori che sfoggiano
la bellezza
di questi campi immensi.
Ringrazio per questa pace,
ringrazio per queste terre,
un rifugio sicuro
per ogni sognatore passante.

Pirrera Andrea
Liceo Lucio Fontana
Classe 2a

Commento:
«Ho letto con grande partecipazione la tua “preghiera della natura”, dove vi è la conferma che la poesia è la base fondamentale della comprensione di tutte le altre arti. In questa poesia, poetica e sentimento si uniscono nella contemporaneità della natura e ne scaturisce una lettura che ci offre una pausa importante del nostro vivere, che ci riporta forme e colori “un rifugio sicuro per ogni sognator passante” (Piero Airaghi)».

 3a CLASSIFICATA

ED ORA SEI MORTO:

Sei anni fa…
Ansia, fretta, confusione, tempesta…
Cos’è successo ?! E vivo, vero ?!
MM.. mi dispiace, ma tuo padre
è ……
Dolore,
silenzio,
buio,
freddo,
cercai di gridare,
ma non v’era voce
con sufficiente forza per uscire,
caddi a terra
sconfitta,
sprofondando nel vuoto.
Eri tutto.
E dopo dolori immensi,
interminabili silenzi.
E ora?!
Ed ora stai bene
ed ora sei morto
ed ora mi manchi
solo tu fra tanti
vorrei rivederti
per dirti
che non riuscirò a dimenticarti.

ISMAIL AYA
ITCS E. Mattei
Classe 2a

Commento:
«Il compito di una poesia scritta bene è riuscire a commuovere il lettore, ovvero deve essere capace di muovergli qualcosa dentro; in una parola: emozionarlo. Questa poesia ci riesce molto bene. Nonostante qualche incertezza formale, la potenza del sentimento arriva invariata al lettore e lo coinvolge. Il giovane poeta riesce, in questi versi, a dare voce a quel grido che non aveva “sufficiente forza per uscire”, raccontando la perdita di una persona cara e il desiderio nostalgico di riabbracciarla con toni struggenti di forza e gentilezza. Si avvertono chiaramente l’ansia dell’incertezza e l’impossibilità di accettare ciò che di terribile è successo. La poesia, allora, non solo dà voce a nodi emotivi difficili da sciogliere, ma diventa anche il luogo privilegiato che riconcilia la nostra sofferenza e aiuta a mantenere vivo quello che diversamente andrebbe perduto, confortandoci (Alice Serrao)».

4a CLASSIFICATA

URLO:

C’era una bomba in mezzo al prato
Nessuno s’accorse, nessuno la vide
Solo un uomo dallo sguardo dorato
Gridò al lupo in un gesto gentile
E come una favola tutto d’incanto
Qualcosa si accese nel tetro castello
Non una stella, bensì un pianto
Un angelo morto per quel fardello
Le ali spezzate in un gesto d’onore
Un cavaliere che rinuncia al suo scudo
Le braccia chiuse in un ignoto ardore
E’ solo un umano in un panorama nudo
C’era una bomba in mezzo al prato
Qualcuno s’accorse, qualcuno la vide
Forse è il sangue ormai celato
Che mostra alla luna una foto che ride.
PROCOPIO DAVIDE
Liceo Clemente Rebora
Classe 2a

Commento:
«Chi è quell’angelo “morto per il suo fardello” con “le ali spezzate in un gesto d’onore”? Chi è colui che “rinuncia al suo scudo” e ha “le braccia chiuse in un ignoto ardore? L’autore declama la violenza che porta caos e terrore nei nostri luoghi quotidiani … La prospettiva è terrificante: quel “cavaliere di bomba” non viene da lontano, ma abita il nostro stesso spazio! La poesia richiama le stragi di tante persone innocenti; tuttavia, considerando la gravità del tema, il testo – attenuato da un buon ritmo concesso da alcune rime e dalla musicalità delle parole – è misurato ed espressivo. (Hugo Salvatore Esposito)».

Scuola superiore 3a – 4a – 5a

1a CLASSIFICATA

COME UN PIANISTA

Volteggiando
sui tasti bianchi e neri
della sua vita
il poeta
delicatamente sfiora
le corde del cuore
e risveglia
l’anima assopita,
incedendo leggiadro
sulle note del tempo.
E io, rapita
da questa dolce melodia
che pervade ogni cosa,
mi arresto
ad ascoltar l’armoniosa sinfonia
celata
nel bicromo spartito
di questo mondo variopinto,
incapace di ascoltare
la melodia della bellezza,
che lentamente si dissolve
in un dolce turbinio
di soave felicità.

NOVELLI SILVIA
Liceo Scientifico Falcone e Borsellino
Classe 4a

Commento:
«Fra gli scopi più nobili dell’arte vi è il disvelamento della metafisica, intesa etimologicamente come ciò che va oltre l’esperienza sensibile. Con leggiadria ed eleganza, l’autrice descrive la naturalezza con cui il poeta coglie il sostrato simbolico della realtà e lo rende fruibile a tutti, attraverso una rete di appropriati parallelismi fra la musica e la poesia. Ciò che colpisce è proprio l’uso della metafora: “corde del cuore” e “note del tempo” sono perle di rara raffinatezza, che, oltre a veicolare in modo compiuto il proprio significato contestuale.richiamano il tema centrale del componimento senza alcuna forzatura. Non spiace, quindi, il senso di leggerezza e positività che emerge incessantemente da ogni verso, ben lontano da quella stucchevolezza in cui non è raro precipitare in simili casi. Non vi è nulla che stride in questo pianoforte, limpido esempio di equilibrio e sensibilità artistica (Mattia Pedota)».

2a CLASSIFICATA

NON SONO

Non sono ciò che sembro,
non sono ciò che nascondo.
Non sono il mio corpo,
non sono il mio cuore.
Sono lo spazio che occupano i pensieri.
Lo scenario dei sogni dove ci si perde;
il luogo in cui si dissolvono gli incubi.
Sono ciò che rimane quando tutti
se ne vanno;
breve silenzio tra una parola e l’altra
di una lingua ancora sconosciuta.
Sono l’assenza che partorisce
anime malinconiche;
il grigio di una mancanza
che non muore.
Non sono il mio corpo,
non sono il mio cuore

MENDRESHORA LYUDMYLA
IT Istituto Puecher-Olivetti
Classe  5a 

Commento:

«“Lo spazio è un cerchio che non ha né centro né periferia. Lo spazio è la sorgente senza inizio e senza fine di ogni cosa”, così Ngakpa Chògyam nel suo “Le Energie Elementari del Tantra” definisce il quinto elemento. Questo è il poeta: un insieme infinito di possibilità, essenza creatrice, o vuoto asfissiante o un tutto ricco e confortevole. Un caos ordinato in immagini suggestive e potenti che lasciano intravedere un’apertura sfuggente quanto concreta. (Sofia Verco)».

3a CLASSIFICATA

IL TEMPISMO DELL’AMORE

Mi sono innamorato del tempo,
mi sono innamorato perché -per me –
c’è sempre o non c’è mai.
Mi sono innamorato perché talvolta
l’amore è in ritardo,
o forse sono solo io troppo in anticipo.
Mi sono innamorato perché bisogna lasciare
tempo al tempo e amore all’amore;
tempo all’amore e l’amore nel tempo.
Mi sono innamorato a stento,
perché in amore vince chi fugge;
e allora scappi tu o scappo io,
tu in un secondo ed io per primo.
Nel frattempo mi sono innamorato,
perché amo tutto ciò che è sfida,
e tanto era difficile il rapporto
con il velato arco temporale,
che una freccia ancora mi segna il petto;
e mi innamoro del tempo che la rimargina:
bruci pure ma fondiamo le nostre anime.
Mi sono innamorato del tempo perso
perché amo ciò che non ho,
figuriamoci ciò che non potrò mai avere.
E mi sono innamorato del passar dei giorni,
perché o è un passo in più verso la morte
o un’occasione in più per vivere,
e mi innamoro ancor di più
quando sta a me scegliere.
Mi sono innamorato del tempo
e solo altro tempo potrà
farmelo dimenticare.
CUCONATO GIORGIO
Liceo Falcone e Borsellino – Arese
Classe 4a BL

Commento:
«Il tempo dell’amore, il tempo di vivere denso di emozioni, nella tua poesia è vissuto con passione e in modo tutto personale. Il tuo vivere l’innamoramento di luoghi o cose che hanno avuto un ruolo particolare che come elissi in un andirivieni, lungo la linea del tempo, si aggiungono le inevitabili esitazioni umane: dubbi e contraddizioni. Ma è bello vederti “preso dal tempo” del vivere ma innanzitutto nello splendido innamoramento nel tempismo dell’amore (Piero Airaghi)».

4a CLASSIFICATA

RICORDO DI TE:

Forse era una passione malata
Seguire i tuoi occhi e perdersi dentro.
Volevo afferrarti, e non lasciarti più andare.
Baciare le tue labbra,
fino a consumarle, piangendo
lacrime amare,
culla di ricordi infiniti,
di notti passate abbracciati fino a
farci del male,
in cui il silenzio era colmato dai nostri sospiri.
Due corpi in fiamme diversi dal resto,
soli e inconsapevoli del destino perverso;
il tuo profumo impregnato nella mia pelle,
credo di percepirlo ancora adesso nella mia mente.
Colmavi i miei vuoti, fatti di pensieri annebbiati,
tu c’eri e tutto il resto svaniva,
rimanevano solo suoni ormai lontani,
come una melodia.
E i nostri cuori danzavano,
mentre la passione bruciava,
e un ti amo rubato il mio sguardo celava.
STANCO GIULIA
Liceo E. Majorana
Classe 3a

Commento:
«L’autrice esprime con forza e con immagini vivide il ricordo bruciante di una passione che ancora arde e fa male. Il dolore non è pienamente risolto nella catarsi poetica ma è ancora forte e ogni parola ed immagine continua a trasmettere inquietudine e mancanza. (Ombretta Degli Incerti)».