2001

calendimaggio-2001

SCUOLA MEDIA INFERIORE

1a CLASSIFICATA

DESIDERIO

Nonno, io vorrei
che tu ed io,
come per magia
ci ritrovassimo in riva al mare
a contemplare il sole
che rosso tramonta
a trasmetterci parole sensibili
che mai ho avuto il coraggio di
dirti,
senza aver paura che tu possa
svanire in un piccolo soffio.

Confalonieri Sara
Scuola Manzoni
Classe 3a

Commento:
«Questa poesia è molto delicata. Un nipote vorrebbe sedersi col nonno in riva al mare, per contemplare il sole rosso che tramonta e per dirgli tutte quelle parole, che in passato non aveva mai avuto
il coraggio di dirgli. Queste parole dovrebbero essere “sensibili”, cioè vere, efficaci, profonde, piene di quell’affetto che si spande da ogni verso.E’ tanta la tenerezza di quel desiderio, che l’autore non ha più paura che il nonno possa svanire in un piccolo soffio, possa cioè uscire dal sogno del suo desiderio e perdersi nel nulla. Al poeta, se questo avvenisse, rimarrebbe solo il rimpianto di una persona desiderata e amata».

2a CLASSIFICATA

MATTINA D’INVERNO

Anche
il pigolio
di un uccellino
mi incanta
in una fredda
mattina d’inverno

Fusco Roberto
Scuola Manzoni
Classe 1a

Commento:
«Com’è affascinante la semplicità di questo breve componimento! Solamente sei versi, ma sei versi che racchiudono l’innocenza e la sorpresa provate dal poeta nel contatto con la natura. Seppur fredda, la mattina riserva piacevoli scoperte: quando nessuno se lo aspetterebbe, un uccellino interrompe il silenzio del gelo per rischiarare di serenità tutto il giorno che sta nascendo.
La poesia vuole cogliere, infatti, al di là dell’evento particolare che descrive, la meraviglia che il poeta prova davanti a tutte le cose che la vita e la natura gli regalano ogni giorno. Mattina d’inverno è un inno alla vita, un invito a trarre piacere anche dalle minime cose che resistenza ci presenta».

3a CLASSIFICATA

QUANDO

Quando saluterai
le foglie di Ottobre
che cadono fragili
su quei prati bagnati di rugiada,
quando getterai i tuoi semi
sul terreno sassoso
e aspetterai avendo fiducia,
quando guarderai il mondo
come un miscuglio di colori
e consapevole avrai voglia
di vedere
ciò che hai davanti
sappi che scoprirai
un nuovo giorno in cui
la pioggia porterà il sole
e tu saprai amare
quello strano odore
di rose appassite.

Tiziana Gallo
S.M.S. “MANZONI – IV”
Classe 3a

Commento:
«Il (La) giovane autore (autrice) riesce nella sua composizione poetica ad esprimere con semplicità e chiarezza l’attesa di giorni nuovi e sconosciuti, la speranza di saper scoprire l’amore attraverso i profumi e la bellezza della natura. Le fragili foglie autunnali, la fiducia che comunque i semi gettati daranno frutti e che alla pioggia seguirà il sole, la bellezza dei colori che si mescolano davanti ai nostri occhi se vogliamo vederli lasciano trasparire un sereno ottimismo ed esprimono i sentimenti di amore verso la vita, di attesa e speranza con cui ancora molti dei nostri adolescenti riescono a guardare la realtà che li circonda».

4a CLASSIFICATA

MORTE

Stavamo parlando e ridendo,
quando ad un tratto arrivò,
l’ambulanza e ti portò via.
Una settimana dopo,
non eri più nella tua stanza,
ma eri dove sei adesso,
nella terra brulla,
dove la mia voce,
non ti può arrivare

Silvia Borsieri
Scuola Bonecchi
Classe 3a

Commento:
«Morire nell’età dei giochi, dell’amore, delle speranze è crudele. In chi rimane resta un enorme vuoto incolmabile, che il tempo riempirà con i ricordi vissuti di chi abbiamo perso. Se la morte ci toglie il corpo di una persona cara, ci offre però un nuovo rapporto spirituale e invisibile, con il quale possiamo ritrovare e comunicare».

SCUOLA SUPERIORE 1a e 2a

1a CLASSIFICATA

AUTUNNO

Piove, sui piccoli paesi solitari,
ricoperti da una fitta coltre
di rimpianti.
Piove, sugli alpeggi ormai deserti,
pieni di profumi di ricordi d’estate.
Piove, sui sentieri dei boschi
e sui grandi alberi
dalle folte chiome.
Tutto sembra malinconico,
ma sulle vigne matura ancora l’uva,
sotto il fitto tappeto di foglie
riescono ancora i fiori.
In questa stagione
tutto non è come sembra
Piove anche sulla mia testa piena
di pensieri e di nostalgia.
Ma come con il tempo la pioggia
farà sparire la tristezza,
in me riporterà la felicità,
di un altro autunno.

Verco Sofia
Liceo Majorana
Classe 1a

Commento:
«Sembra quasi un’opera pittorica quest’Autunno… Il poeta dipinge il paesaggio naturale con versi delicati ed immagini suggestive, mentre ricorda con voluta insistenza la pioggia che cade su tutto e tutti. “Piove” ripete, e piove anche sul poeta che contempla i paesi solitari, i boschi, le vigne… Piove sul poeta che pensa, che riflette, sulla sua mente offuscata dalla malinconia: la pioggia porterà con sé felicità?
L’autunno non è più soltanto la stagione che preannuncia lo spegnersi dei colori, l’avanzata dell’Inverno gelido: diventa un’occasione per pensare, fermarsi per un momento e trovare una maggiore consapevolezza di sé».

2a CLASSIFICATA

EMARGINATO

Coperta di stelle e duro cemento,
casa mia sono, per questa sera,
dove scompare il ferito sentimento
e trovi solo gente che più non spera.
Sono abbaglianti le luci di notte,
qualcuno piange, qualcuno grida,
sulla strada ci sono solo bottiglie rotte;
di gente come questa nessuno più si fida.
Poco fortunata è stata
la mia sorte,
tra disperazione e solitudine,
in un luogo dove c’è solo morte

De Franceschini Sara
Liceo Majorana
Classe 1a

Commento:
«L’abilità dell’autore sta nel saper esprimere e far vivere a chi legge la disperazione e la solitudine totale dell’emarginazione.
Nei versi non c’è un segno di speranza: né le stelle né le luci della notte né le persone; tutto è pianto e sfiducia; forse solo la propria casa può suggerire, fugacemente e per una sola sera, una parziale rimarginazione delle ferite.
La poesia riesce a farci comprendere quel dolore totale ed assoluto della disperazione e della solitudine totale che talvolta proprio i giovani riescono a provare sulla loro pelle».

 3a CLASSIFICATA

SOGNO D’ESTATE

Limpida brezza diurna
Vien sfiorando la pelle
E brividi scorrono
Giovando nell’anima
Oscillano nel cielo
Le bianche onde deserte
Come carezze dolci
Le fusa dell’oceano
Un soffio di sapori
Avvolge nel suo lembo
Ciò che può circondare
Respirando in eterno

Bergamaschi Fabio
ITIS Cannizzaro
Classe 2a

Commento:
«I sogni sono i più bei momenti del nostro vivere. E i sogni sono belli quando il nostro corpo si fonde nella poesia e nell’amore, è quan-do il sogno diventa luce e colore e ti porta alle più alte e dolci emozioni fino ai confini dell’infinito. Anche se resteranno solo sogni e non si avvereranno, è bello ogni giorno continuare a sognare.».

4a CLASSIFICATA

VITA

L’amore…
collisione infinita fra due anime.
La morte…
collisione di un’anima con l’infinito

Lamperti Elena
Liceo artistico Arese
Classe 2a

Commento:
«A volte basta un nulla, uno sguardo già visto, un profumo lontano, una parola… sì, quella parola, o espressione, capace di aprire spazi immensi, ricordi, intense vibrazioni. Questi quattro versi sono in grado di toccare proprio simili testi nascosti, ed è raro trovare nell’essenzialità delle parale una tale ricchezza di echi e suggestioni.

Scuola superiore 3a – 4a – 5a

1a CLASSIFICATA

GUERNICA

Si spande nell’aria sconvolta
un urlo
di angoscia straziante
e vibra
fin dentro alle ossa;
riecheggia
ancora
quell’urlo dipinto
quell’urlo di morte
e accusa.

Caviglioli Rossana
Liceo scientifico “Majorana”
Classe 5a

Commento:
«La poesia esprime, con sensibilità e chiarezza, sentimenti di angoscia e rifiuto della guerra: spesso i giovani , più e meglio degli adulti, sanno far vivere intensamente con le loro parole lo strazio e l’orrore per l’ingiusta violenza. Si ha davvero l’impressione che il giovane autore sia riuscito a rendere con le parole ciò che Guernica di Picasso ha reso con l’immagine.».

2a CLASSIFICATA

SON LACRIMA DI PIANTO

Sono lacrima di pianto,
livido di nullità,
sono quell’eco di grido
che si disperde,
sono briciola di pane
trasportata dal vento.
Sono luce di un faro spento
sorda nota di musica.
Sono striscia di nuvola bianca,
sono solamente rimasuglio di pianto.

L’Arrocca Cristina Bibiana
Istituto Mattei
Classe 3a

Commento:
«Risucchiati dall’abisso di inquie-tudine e di tristezza di questi versi, è difficile rimanerne estranei, non provare turbamento di fronte ad essi: eppure, come quella “lacrima di pianto” iniziale può trasformarsi in “rimasuglio di pianto”  e, forse, in un futuro, inespresso sorriso, allo stesso modo “quell’eco di grido disperso” e la “ sorda nota di musica” troveranno un ascolto… e la “briciola di pane” potrà sfamare qualche passerotto… e tutto se ne andrà, piano piano, lasciando proprio la “scia di nuvola bianca” finale come lieve, indolore ricordo della tempesta vissuta».

3a CLASSIFICATA

MAESTRA DI VITA

Sbiadiscono piano
le note sullo spartito
consunto dagli anni.
La memoria cede,
sono fumo
gli esercizi di una vita.
Le mani rugose tremano
sullo scacchiere
di tasti ingialliti.
Stride il suono
ormai lontano
di un notturno confuso
da un bemolle sbagliato.

Daniela Contorno
Istituto Magistrale
Classe 5a

Commento:
«Ci sono certe melodie che sono diventate parte di noi in modo talmente inestricabile, che ci può accadere di canticchiarle a mezza voce mentre passeggiamo, di inseguirne le note suonate da un musicante di strada, di riconoscerle anche in un pub fumoso e affollato di parole, in un’anonima sera d’inverno… Ma questo il musicista dalle “mani rugose”, che pure un tempo hanno composto e accarezzato quella melodia, non lo sa. Così questi versi, pur nella loro struggente rievocazione, sembrano proprio guardare al padre di una musica, quasi consolandolo di una vecchiaia di fatica e di amarezza… quasi bisbigliandogli che, in fondo, la musica, come la poesia, è immortale..».

4a CLASSIFICATA

UN CAMINETTO

Un caminetto
Un solo legno,
Due sole sedie…
Una di esse, vuota!
A che serve la vita
Se non c’è chi c’era?
Senza nessuno a cui parlare
Resta solo pensare,
Resta solo soffrire.
Una bocca muta,
Un cuore che parla
A se stesso,
Nel silenzio assoluto!

Tassone Angela
Liceo Scientifico “Majorana”
Classe 4a

Commento:
«Questa poesia m’ha fatto ricordare una favola sulla vigilia di Natale, contenuta nell’antologia della mia prima media. Due vecchietti, al buio e al freddo davanti a un camino spento la sera della vigilia di Natale. Ad un tratto vedono accendersi due braci e felici alzano le mani per riscaldarsi. Ma erano solo gli occhi del gatto. Intanto un angelo scende per portarli con sè nella luce e nella speranza del paradiso. Anche la poesia “Un caminetto” sembra scritta la vigilia di Natale. Ma forse no. Davanti a un caminetto vi sono due sedie. Un solo legno arde nel camino e una sola sedia è occupata; l’altra è vuota. Cosa mi serve vivere, dice il poeta, se non c’è più chi c’era? La voce è muta, resta solo il pensiero e la sofferenza per la persona che c’era e non c’è più. Nel dolore la bocca tace e il silenzio è assoluto. “Caminetto” è una poesia che scende alle radici più profonde dello spirito e quel verso: “non c’è chi c’era”, è di una bellezza sublime, ma desolata.».

SCUOLA MEDIA BOSNIA

1a CLASSIFICATA

UZELI SU MI DJETINJSTVO, NE DA IM, MLADOST

Uzeli su mi djetinjstvo
Ne dam im mladost
Jer nikada necu znati,
Sta je djecija radost.
Kada gledam malu djecu
Kako ih obraduju male stvari
Ja se ne mogu da sjetim
Niti jedne jer djetinjstvo sam
Proveo u podrumu, tami.
Niko mi ne moze vratiti djetinjstvo
I moje igre ne izigrane,
I snove ne ostvarene.
Uzela mi je djetinjstvo
Necija pakost.
Ali uz Boziju pomoc
Nadam se da cu imati
Lijepu mladost.

Maumer Smjecanin
VIII-1

TRADUZIONE:
MI HANNO PORTATO VIA LA FANCIULLEZZA

Mi hanno portato via la fanciullezza
Non darò loro anche la mia giovinezza
Mi hanno portato via la fanciullezza
No; non darò loro anche la mia giovinezza
Non riusciranno mai…
A sapere che cosa è la gioia per i bambini
Vedo attorno a me bimbi piccoli
Come si divertono con le cose piccole
Ed io? Io che non riesco a ricordarne una…
Perché la mia fanciullezza è trascorsa
nelle cantine al buio
Nessuno mi può restituire la fanciullezza
I sogni non sognati,
I giochi non giocati
perché la malizia di “qualcuno” me l’ha por­tata via
via la fanciullezza
Ti prego, Dio!
Fammi almeno avere Una bella giovinezza.

Maumer Smjecanin
VIII-1

Commento:
«La guerra, la distruzione, una violenza inaudita hanno rubato la fanciullezza all’autore. Quando guarda i bambini, ora in pace, che giocano e si rallegrano con le loro piccole cose, l’autore esce in una frase sconsolata: “io non riesco a ricordarne neanche una” di quelle piccole cose che danno gioia. La sua fanciullezza l’ha trascorsa nelle cantine e al buio, mentre fuori infuriava la guerra, i rastrellamenti. Nessuno può restituire la fanciul­lezza a chi l’ha perduta, nessuno può restituire i giochi non giocati, i sogni non realizzati. Tuttavia, anche se una stagione della vita è stata sottratta all’autore, la forza prorompente della vita stessa lo induce alla speranza. Gli ultimi tre versi sono un canto che guarda al futuro: “…con l’aiuto di Dio / spero che avrò / una bella giovinezza”.Questa poesia, più la si legge, più scende nel cuore con sentimenti contrastanti di desola­zione e di speranza.».

2a CLASSIFICATA

ZASTO?

Zasto me Boze dade
Na ovaj svjet bez nade.
Zasto,kada na njemu mira nema..
Na njemu je tuzan cvrkut ptica,
A nestaje
I miris ljubicica.
Zasto ljudi vode rat?
Zasto vise brat nije brat?
Zasto su ljudi pognuli glave?
Zasto se suse trave?
Zasto je svuda tuga I plac?
Zasto se pjesme ne cuju?
Kud god idem,
Samo se pitam
Zasto?

Zasto?

Konar Enisa
VIII-1

TRADUZIONE:
PERCHÈ?

Perché Dio mi hai portato
in questo mondo senza speranza?
Perché, in questo mondo non c’è pace?
In questo mondo mio anche il cin­guettio degli uccelli.,
è inutile
come l’odore delle violette
Perché la gente fa la guerra?
Perché il fratello non è più fratello?
Perché la gente china sempre la testa?
Perché le erbe si seccano?
Perché dappertutto ci sono la tristezza e il pianto?
Perché le canzoni non si sentono più?
Dovunque io vada mi chiedo sempre
Perché?
Perché?

Konar Enisa
VIII-1

Commento:
«L’autore di questa poesia si pone per ben dieci volte un perchè. L’adolescenza è sen­z’altro l’età dei perchè, non quelli ingenui dell’infanzia e della fanciullezza, ma quelli che riguardano il nostro esserci in questo mondo, la nostra esistenza pensata e sognata. Nei primi due versi vi è un perchè rivolto a Dio. Perchè, dice l’autore, mi hai portato in questo mondo senza speranza e senza pace? In un mondo in cui è inutile il cinguettio degli uccelli e il profumo dei fiori? E continua poi con i perchè. Perchè la guerra, per­chè il fratello non è più fratello? Persino le erbe seccano, come sono seccati i cuori degli uomini, che usano armi e non parole affettuose. Dappertutto tristezza e pianto, l’a­ria è muta, non una canzone l’attraversa, perchè manca la gioia della vita. Questa poe­sia solo superficialmente può sembrare di contenuto esagerato. Chi ha vissuto una guer­ra, sa che è solo una poesia cruda, che descrive solo verità vissute».

3a CLASSIFICATA

MJESECE

Uljuljaj me mjcsece
Na tepihu zelja mojih
Obasjaj moje tjelo
Svjetlucavim zarom svojim.
Zagrij mi postelju
U kojoj snijevam sne
Zaludi me zarom
Sto kuca na na prozore.
Tebi se sada poklanjam
Jer nikoga nemam ja,
Tvoja lada je sada
Moja postelja mekana.
Vidis me, stojim
Lice mi se sara
Suza na njemu
Tuzno poigrava.
Uljuljaj me mjesece
Na tepihu zelja mojih
Obasjaj moje tjelo
Svjetlucavim zarom svojim.

Dautovic Irina
V-1

TRADUZIONE:
LA LUNA

Mi dondola la luna
Sul tappeto dei miei desideri
Illumina il mio corpo
Con la sua brace scintillante
Riscalda il mio letto
Dove sogno i sogni miei
Fammi impazzire con la brace C
he bussa sulle finestre
A te adesso faccio inchini
Perché non ho nessuno io,
La tua barca è adesso
Il morbido letto mio.
Mi vedi, sono qua Il mio viso è segnato
C’è una lacrima che vaga triste.
Mi dondola la luna
Sopra il tappeto dei miei desideri
Illumina il mio corpo
Con la sua brace scintillante.

Dautovic Irina
V-1

 

Commento:
«

Questa poesia può essere letta con la mente serena, romanticamente fine ed elevata. Quanti poeti hanno cantato la luna in ogni tempo e luogo! Ma nessuno, per quanto ne so, si è lasciato dondolare dalla luna sul tappeto dei desideri, mentre stava crescendo. La luna è una “brace scintillante”, che illumina e riscalda.nLa luna nuova poi, cioè l’argentea fetta dell’aureo melone, come diceva un tale tanti secoli fa, diventa per l’autore della poesia il letto morbido dove …”sogna i suoi sogni”. Sì, la luna dà il riposo e fa sognare ed elevare in alto lo sguardo e lo spirito, perchè … “non ho nessuno io” e “il mio viso è segnato / da una lacrima che gioca triste”. La guerra traspare anche da questa poesia. Ma l’autore, pur essendo solo e sebbene una lacrima gli sgorghi dall’occhio stanco, sente che la sua vita continua e si culla nei suoi sogni, ancora presenti nella sua anima piena di cicatrici dolorose».

4a CLASSIFICATA

SAN

Nocu kada spavam ja svoju mamu sanjam.
Zora kada dode moja marna ode.
Cijelim danom mislim o svojoj marni.
Moja marna u nocima tihim
Dode I u mojsan uplovi I tiho dozivam
Marna,marna zagrli me njezno
Da osjetim zagrljaj tvoj njezni.
Mam molim te nemoj otici
Jer da te mogu jos gledati I meni
Price u snu pricati
Boze nemoj da zora dode da moja
marna ode
jer ja nemam marne svoje
I biti cu siroce bez marne
Svoju mamu volim te.

Alic Alen

TRADUZIONE:
SOGNO

Di notte dormo e sogno la mia mamma
Quando arriva il mattino, la mia mamma
se ne va.
Tutto il giorno penso a lei.
E nelle notti silenziose
la mamma arriva
Entra nel mio sogno,
Io la chiamo piano, mamma, mamma,
abbracciami teneramente
cosicché senta il tuo abbraccio
tenero su di me.
Mamma ti prego, non andare via,
cosicché ti guardi ancora un po’
e tu mi possa raccontare nel sogno le tue storie.
Dio, non lasciare che l’alba
arrivi troppo presto
Perché in quel momento la mia mamma se ne va.
Perché io non ho la mamma
E sarò nuovamente orfano senza di lei.

 

Alic Alen

 

Commento:
«Poesia bella, malinconica, piena di una sua vita elevatissima. Un ragazzo non ha più la sua mamma: è morta. Ma egli ogni giorno la pensa e ogni notte la sogna. Di notte riceve dalla sua mamma gli abbracci non ricevuti, quando era in vita, e le carezza non godute. Nel silenzio della notte, sente la mamma che arriva. La chiama piano, per paura che l’immagine si dissolva. Vuol guardarsela la sua mamma, vuole sentire rac­contare le sue storie. La poesia si chiude con una invocazione a Dio: “0 Signore, non lasciare che arrivi l’alba, perchè il mio sogno finisce e la mia mamma se ne va. E io, senza la mia mamma, resto solo un povero orfano.”».